
Cesare Battisti - from Wiki
Antonio Tabucchi, il noto scrittore italiano, assiduo frequentatore della Francia, si è stufato degli “intellos”, gli intellettuali di sinistra francesi. E lo ha scritto su Le Monde con il titolo «Cesare Battisti, un coupable», cioè un colpevole. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il loro appoggio all’azione dei governi, come il Brasile, che si rifiutano di consegnare l’ex terrorista Cesare Battisti all’Italia. Come ricorda lo stesso Tabucchi, Battisti «ha debuttato come criminale di diritto comune facendo rapine nei supermercati a suo tornaconto personale fino al momento in cui, in prigione, ha avuto l’idea di mettere la sua esperienza al servizio di un gruppo terrorista (i PAC, i Proletari Armati per il Comunismo). Egli evase in compagnia del terrorista che l’aveva formato e di una criminale mafioso di cui i due compari erano amici. A partire da quel momento, le rapine cambiarono di “natura”: Non si trattava più di attaccare a mano armata, ma di ciò che si chiamava ormai gli ” espropri proletari”. E se qualcuno rimaneva ucciso, tanto peggio.»
Con chi ce l’ha Tabucchi? Con Bernard-Henry Lévy, Fred Vargas e Philippe Sollers. Lévy «che sul suo blog ha messo l’immagine del signor Battisti accanto a quella dell’iraniana condannata alla lapidazione, Sakineh, dovrebbe riflettere sull’irresponsabilità che dimostra». Il fatto è che questi intellettuali francesi, per Tabucchi, «non sanno che i magistrati hanno fatto arrestare un gran numero di mafiosi, di terroristi e di politici corrotti. E non sanno che molti di questi magistrati hanno pagato con la vita. E, evidentemente, non sanno che il signor Berlusconi, dal suo arrivo al potere, ha definito la magistratura “un cancro da eliminare”».
Tabucchi poi parla di dottrina Mitterrand ( dare rifugio ai terroristi ) e delle leggi francesi, mettendo in risalto come quelle italiane, definite dagli “intellos” fasciste, siano molto più garantiste di quelle d’oltralpe ( come nella garanzia della presenza di un avvocato difensore nel caso non si presenti l’imputato ).
L’attacco finale è tutto basato sulle “carte”. Ma questi francesi le hanno lette le carte processuali? Lo conoscono l’italiano? Insomma, l’accusa è quella di parlare per partito preso.
Ma sicuramente l’accusa più “curiosa” è quella di equiparare gli intellettuali francesi a Berlusconi. Quest’ultimo teme la giustizia perché «la magistratura in Italia e indipendente, non obbedisce ai ministri come in Francia».
Interessanti anche le reazioni, molto numerose, dei lettori.
Boizard Franck scrive «La propensione filo-criminali della nostra intellighenzia è ben conosciuta. Il criminale è sempre una povera vittima della società cattiva», e alain bouley «grazie al signor Tabucchi, per questo bell’articolo. I francesi, spesso hanno molto da prendere dall’Italia che essi conoscono male e talvolta sottostimano». C’è anche qualcuno però che contesta la ricostruzione di Tabucchi su come è strutturata e si comporta, in alcune circostanze, la magistratura francese.


Bernard-Henry Lévy scrive nel suo sito:
Mais, déjà, première question… Et, concernant cette Italie des années de plomb, première incertitude : convient-il de parler de “terrorisme” ? comment définir la violence des groupes armés d’extrême gauche de l’époque ? Il y a là un vrai débat d’historiens, sur lequel je suis tenté d’écouter, au moins d’écouter, l’analyse de l’un des hommes les mieux placés pour en juger : Francesco Cossiga, qui fut ministre de l’Intérieur pendant ces années de plomb, organisa la répression, suspendit les lois normales et instaura les lois d’exception. Or que dit, au juste, Cossiga ? Il définit cette période italienne comme « une sorte de guerre civile de basse intensité ». Il plaide pour l’amnistie, estimant que “la guerre est finie” et que les “prisonniers doivent rentrer chez eux.”
In sostanza egli dice che durante gli anni di piombo in Italia ci sarebbe stata una specie di guerra civile a bassa intesita’, e porta come suo teste a favore il ministro Cossiga, ai tempi agli interni. Il ministro avrebbe sostenuto anche la necessita’ di un’amnistia perche’ la guerra e’ finita e i prigionieri devono rientrare.
La reazione di Antonio Tabucchi è proprio irresponsabile. Scrive lui in sostanza, che uno che non parla l’italiano, non può dire niente sull’Italia. A questo punto, io, che sono francese, dovrei incazzarmi contro il grande Pontecorvo per aver fatto il film La battaglia di Algeri. In Francia, nel 2011, questo film è ancora sconosciuto. Ognitanto, c’è un associazione di cultura italiana che ne organizza la proiezione a Parigi. Del resto, a chi legge il francese, propongo la mia risposta al indegno articolo di Antonio Tabucchi: http://dormirajamais.org/celibataire/
Grazie Olivier,
questo articolo ha ricevuto molte visite dalla Francia.
Non abbiamo voluto esprimere giudizi, ma solo riportare i fatti, come se fossimo ancora ai tempi del Giornalismo.
Ci sono articoli e articoli, quello di Tabucchi non e’ di routine e’ una rottura con il passato, drammatica e di grandi conseguenze future.
Che cosa dice, a parer mio, in sostanza Tabucchi? Attenzione, questo della magistratura politicizzata e’ un discorso comune a sinistra e destra, nella prima e’ piu’ mascherato, dato che spesso anzi in pubblico si fa il discorso opposto, quello della destra è più smaccato. La conclusione e’ che stiamo vivendo in Italia un momento pericolosissimo per la democrazia. In sostanza si accusano gli “intellos” di sinistra francesi, ma l’obiettivo è anche, o forse soprattutto, molta sinistra italiana.
Almeno io così l’ho vista.
Su Pontecorvo non so che dire. L’Algeria fu una lotta di popolo. In Italia, una volta trovato lavoro e sposatisi i sessantottini, sono restati sul campo quelli che volevano continuare la lotta, ma o facevano testimonianza pura o usavano le armi (visto che le masse non c’erano più, a meno che non si vuol parlare di masse con la carnevalata del ’78). Quindi, e qui esprimo ancora un’opinione del tutto personale, non vedo guerre civili in Italia, qualsiasi cosa abbia detto Cossiga (che aveva il non piccolo problema dei tanti cattolici implicati in azioni di terrorismo).
Ecco, invece, la sua valutazione che “Par la suite, j’ai pris le temps d’aller plus avant dans la lecture du dossier, et il m’est apparu très clair qu’il s’agissait d’un homme innocent -innocent des crimes qui lui étaient imputés“, presa dal suo sito, è interessante. Se Battisti è innocente come lei dice, sulla base della lettura delle carte, mi pare che ci sia materia di riflessione. In Italia la strada di revisione dei processi la si è sempre trovata. Però ci vogliono fatti.
Luciano Priori Friggi