Il prof. Michele Boldrin scrive tanto, e per leggerlo ci vuole tempo, a volte ne vale la pena, altre volte no. Questa volta si. Anche chi non e’ d’accordo puo’ trovarvi degli spunti interessanti (cio’ che mi ha indotto a pubblicare il pezzo e’ l’accenno allo stato etico, un argomento di quelli seri, un altro e’ l’insofferenza verso i libertarian-finti liberali, ma per questo ci vuole piu’ di un articolo e il mio molto-prossimo libro forse in questo puo’ aiutare… vedremo). Ho tagliato alcuni passaggi perche’ di colore (e forse anche qualcosa di piu’), chi vuole li puo’ trovare su nFA. Al solito, l’autore si prende meriti e responsabilita’ di quello che dice. LPF
Fossi stato a Venezia sarei andato a Campo Santa Margherita.

Michele Boldrin
1. Il personale è politico. Su nFA lo andiamo ripetendo da sempre, ma vale la pena insistere. In un sistema liberale di democrazia rappresentativa il “principale” (elettori) delega all’”agente” (parlamento ed esecutivo) dei poteri discrezionali che non possono essere limitati a priori. Ossia: la discrezionalità delle scelte del politico è consustanziale al sistema liberal-democratico persino nelle (sempre fantasiose e spesso incoerenti) teorizzazioni dello stato minimo con le quali si dilettano molti supporters in mala fede del B. La discrezionalità è praticamente infinita in un posto come l’Italia, in cui al potere politico è stato delegato tutto. Questo implica che il carattere morale di un eletto conta tanto quanto le promesse elettorali che fa, infatti conta molto ma molto di più.
Assente una morale unica imposta dallo stato, o dalla religione, ogni cittadino ha il diritto di chiedere ai suoi rappresentanti che essi soddisfino i criteri morali che più gli aggradano. Verranno poi eletti quelli la cui morale meglio s’approssima a quella della maggioranza degli elettori. Il monitoraggio pubblico delle azioni dei politici è dunque perfettamente legittimo, senza eccezione alcuna. Altrettanto legittima è l’espressione pubblica di sostegno o di condanna di tali comportamenti e delle loro implicazioni morali. L’altro giorno alcune centinaia di persone hanno pubblicamente manifestato, al teatro Dal Verme di Milano, il loro appoggio morale alle pratiche economico-sessuali del signor B. Perfettamente legittimo. Altri milioni di persone hanno ieri manifestato nelle piazze d’Italia la loro disapprovazione morale per tali comportamenti.
Io sto con questo secondo gruppo pur consapevole che non solo rischia di risultare minoritario al momento del voto ma anche che, su molte altre questioni, le mie valutazioni mi pongono ben lontano dalle scelte di molte di queste persone. Fa nulla: first things first.
2. La via morale, non quella giudiziaria, alle dimissioni. Le centinaia di concentrazioni di persone che hanno avuto luogo ieri in Italia e all’estero NON chiedevano che il signor BS venga messo in galera per come gestisce la sua sessualità. Chiedevano invece che BS si dimettesse da primo ministro a causa della maniera in cui gestisce la sua vita sessuale. Ossia riaffermavano il diritto di scegliersi i propri rappresentanti anche in base a principi morali obiettivi (basati su azioni, non affermazioni). Questo mi sembra non solo legittimo ma addirittura sacrosanto e doveroso, in Italia, oggi. Da circa trent’anni, ossia dall’ascesa al potere della cricca craxiana, è venuta affermandosi una visione folle del principio morale, visione secondo cui esso sarebbe estraneo alla politica e alla gestione della cosa pubblica, apparentamente basata su imperscrutabili e mai dichiarati freddi criteri pragmatici. È banale, io credo, provare che la politica o è etica o non è: la scelta politica difficile è, puramente e semplicemente, quale etica vogliamo seguire e fino a che punto vogliamo imporla a chi non la condivide.
Nell’opinione pubblica italiana, invece, è sempre più diffusa l’idea secondo cui qualsiasi affermazione d’un principio morale (rubare è male, far prostituire le minorenni è male, copiare è male, corrompere i giudici è male, eccetera) consiste in “moral-ismo”. Tale puttanata (giusto per rimanere in tema…) viene spacciata come alta teoria politica da una cricca di intellettuali dei miei stivali fra i quali spiccano i nomi di Ferrara, Ostellino, Panebianco, Sallusti, Pera (smise perché licenziato), Romano (pure smise, non mi è chiaro perché) ed altri epigoni minori. Questi stessi “intellettuali”, o un sottoinsieme dei medesimi, invoca poi principi morali per impedire che le donne … o che i malati terminali possano scegliere come porre fine alla loro vita. Così facendo essi provano che il suffisso “ismo” è solo una misura della loro ipocrisia.
Ne consegue che la richiesta di dimissioni, motivata eticamente, che alcuni milioni di persone hanno oggi inviato a B è legittimata dal comportamento dei suoi sostenitori oltre che da quelli del destinatario della medesima.
3. La questione morale è viva e vegeta. Coloro i quali ne negano la rilevanza (se non la centralità) sono o ben persone immorali (quindi non atte al governo della cosa pubblica), o ben persone ipocrite, o ben persone stupide/ignoranti, o ben persone in malafede. La proposizione mi sembra auto-evidente ma, siccome son certo che, oltre ai soliti trolls, anche qualche persona ragionevole mi rimprovererà d’essere un nostalgico di Enrico Berlinguer, rimando ai commenti l’argomentazione del perché così non sia. Berlinguer o no, la questione morale – oggi come vent’anni o trent’anni fa (ma non quaranta: allora NON era un fattore dirimente) – è assolutamente critica per il futuro del paese. Ragione in più per riempire le piazze e chiedere le dimissioni di Berlusconi.
4. Il benaltrismo è ipocrita. Sono un sostenitore del principio secondo cui le battaglie politiche si vincono proponendo soluzioni concrete a problemi concreti. Son anche certo che i problemi italiani non finirebbero se (cosa di cui continuo a dubitare) BS e (i suoi) venissero allontanati dal potere. Nondimeno, per le ragioni sin qui articolate, nella misura in cui il problema morale assume le dimensioni che ha assunto con quest’ultimo governo B., esso ha implicazioni pratiche.
Un presidente del consiglio che usa il suo potere solo per due obiettivi (evitare i processi per le sue malefatte economiche ed affittare quante più puttanelle si trovino per allietare le serate) non è un presidente del consiglio in grado di risolvere alcun problema del paese. La prova è banale: nulla è stato fatto dal maggio 2008 ad oggi, né nulla si farà, per affrontare i problemi che stritolano il Paese. Dire che i problemi sono altri e che l’alternativa a B. è peggiore di lui è mentire. Perché i problemi B. non li affronta comunque e, se usciamo dal regime B. con, almeno, un minimo di recupero morale v’è una speranza che un personale politico migliore possa essere scelto, a destra o a sinistra, alle prossime elezioni.
5. Ipocrisia sessuale. … l’ipocrisia è massima, e va ribaltata. Un argomento quasi ossessivo del campo mediatico pro-B. è che questa indignazione morale è frutto di una cultura bacchettona, vittima di fobie sessuali, repressione, perbenismo e via andando. Cretinate immonde a cui non capisco perché la “sinistra” italiana non abbia il coraggio di rispondere a tono: quello sessuale è l’unico terreno in cui sono certi di poter battere la “destra” a mani basse! In realtà so perché: se sei incompetente lo sei sempre e comunque, non solo in economia. Allora ci provo io, con un piccolo elenco di fatti ovvi.
- B. e F. affittano puttane perché sono vecchi, grassi, … Questi, assieme ai loro compari, sono anche quelli che da sempre spingono per fare la guerra giudiziaria alle puttane. Sono, quindi, degli squallidi ipocriti. E vi prego d’apprezzare il fatto che sorvolo sul ruolo della signora ministra … in questa questione di vajasse … B. in testa, hanno una concezione della donna che dà il vomito a chi con le donne normali ha relazioni paritetiche. La donna, nella testa di BS e dei suoi seguaci, è il sostituto costoso della sega. Rispetto alla sega ha l’unico vantaggio che, a volte, la puoi esibire in pubblico suggerendo agli altri “visto cosa mi sono comprato?”. E, dice il prete, non fa venire la meningite … L’esempio di BS è chiaramente seguito dai suoi ministri e seguaci: basti vedere le “consorti” di (…ministri) … il punto è chiaro. Ed è il seguente: questa marmaglia indecente che in questi giorni, e da mesi, si slancia in prolusioni squallide sul moralismo ed il puritanesimo di coloro che criticano i comportamenti di B. va affrontata e battuta sul suo stesso terreno. Sono LORO quelli con i problemi sessuali, sono LORO quelli per cui la donna è solo una cosa da comprare, sono LORO quelli che baciano le pile, son LORO che fan finta di obbedire al prete e poi con il prete vanno a puttane o, mentre il prete si fa il chierichetto, cercano di corromperne la sorellina del chierichetto con lo zucchero filato! Ok, ok, son partito in quarta di nuovo… I frustrati sono F. e B., non chi li critica! Siamo NOI i SESSUALMENTE SANI,…
[Fine del paragrafo vietato ai minori e alle persone di stomaco debole]
6. L’ipocrisia dei finti liberali italiani ha passato il limite. Tanto per non far nomi: da Antonio Martino a Piero Ostellino, da Angelo Panebianco ad una Annalena Benini che non conoscevo sino a quando il Corriere non ha deciso di pubblicare la sua insulsa missiva ai tanti ragazzi che seguo via internet e che (a parole) continuano a dichiararsi liberal/libertari dico: vergognatevi o, ai ragazzi, fermatevi e riflettete. Ho sentito gente peraltro simpatica ed intelligente (penso ad Annalisa Chirico, tanto per menzionarne una) argomentare cose a metà fra il ridicolo ed il folle. Espressioni come “sono contraria allo stato etico” vengono abusate per evitare di dover dare un giudizio sull’etica di un uomo politico! Non esiste lo stato anti-etico o non-etico o a-etico, Annalisa, quindi evitiamo di dire assurdità. In secondo luogo io, come te, sono favorevole sia alla legalizzazione della prostituzione che delle droghe, tutte infatti. Questo non m’impedisce di ritenere non adatto a governarmi uno che si fa di coca da mane a sera o uno che ha come unica fissa le minorenni più sboccate che trova! E suvvia, che per governare ci vogliono cervello, concentrazione e, soprattutto, senso dello stato!
Non solo, Annalisa ed amici che nelle sue affermazioni si ritrovano, v’è profonda differenza fra usare l’apparato dello stato per sanzionare penalmente comportamenti non graditi e sanzionare i medesimi comportamenti moralmente, attraverso il rifiuto individuale dei parametri etici che tali comportamenti fondano. Il diritto del KKK di manifestare, che quelli come me difendono, NON implica, anzi legittima, il diritto di quelli come me a condannare publicamente e con veemenza, sulla base di pure criteri MORALI, quanto il KKK propone e pratica! È imbarazzante dover sopportare che si faccia ancora confusione sull’ABC dello stato liberale quando ci si ammanta ogni giorno della bandiera del liberalismo!
Per favore, ragazzi, abbiate il coraggio delle vostre idee. Siete “anticomunisti” nel senso che qualsiasi cosa sia “di sinistra” è per voi peggiore di qualsiasi cosa vi sia a “destra”? Ditelo, ci fate più bella figura. Ho visto tante di quelle troiate (anche qui, giusto per rimanere in tema…) in giro in questi giorni, tutte opera di self-proclaimed libertari-radicali, che davvero mi son stancato di questa ipocrisia. Volete fare le mosche cocchiere di B.? Va benissimo, ma assumetevene la responsabilità. Il liberismo, lo stato liberale, le idee libertarie, eccetera, eccetera, lasciatele stare. Non c’entrano nulla!
7. Una morale borghese. Io oggi sarei andato in campo Santa Margherita perché oramai mi sembra una questione di dignità personale. E quindi di dignità di una nazione, che è composta di tanti individui la somma, pesata, della dignità dei quali è la dignità della nazione. A questa somma il signor B., assieme al circo che lo accompagna, contribuisce un valore altamente negativo. Dovremmo fare il possibile per toglierlo di mezzo, puramente per una ragione di stile, dignità e rispetto reciproco. Tutti valori molto borghesi e solidamente tali, infatti.
Alla fin fine, le donne e gli uomini che nelle piazze d’Italia hanno chiesto a B. di dimettersi hanno riaffermato, per una delle poche volte nella storia di questo paese medievale, dei valori molto, ma molto borghesi: quelli della responsabilità e della dignità individuale, quelli della sobrietà, del senso dello stato e della cosa pubblica, della rettitudine morale, della coerenza fra affermazioni pubbliche e comportamenti privati. L’Italia borghese, oggi, non vuole B. a rappresentarla…
di Michele Boldrin*: noisefromamerika.org
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*Michele Boldrin – Department of Economics Washington University in St. Louis

