In un articolo del marzo scorso avevo gia’ scritto qualcosa sulla crisi del PDL, l’occasione era stata una querelle al suo interno che aveva coinvolto La Russa. La situazione di fondo e’ questa:
«In casa Pdl c’e’ una lotta sorda tra ex-An ed ex-democristiani, sono due anime inconciliabili, i primi energici, certamente molti ex-fascisti, ma a loro modo “laici”, i secondi sempre piu’ nostalgici della Dc e intricati, come sempre, con le gerarchie ecclesiastiche. Sono stato personalmente testimone qualche tempo di fa di questo scontro: era una riunione, aperta, di una componente del PDL, di ispirazione cattolica, e che vedeva al tavolo della presidenza, parlamentari di grido ex-Dc, un vescovo e un ex-An. Quest’ultimo era un pesce fuor d’acqua. Il vescovo aveva fatto il suo intervento, aveva anche detto che era necessario “un rinnovamento” della classe dirigente, poi aveva tagliato la corda. Quando interviene l’ex-An, infuriato oltretutto per aver dovuto aspettare di parlare per ultimo, di aver dovuto fare posto a ex-democristiani, comincia a scandire duro come una pietra “rinnovamento? e io dovrei andare a casa? ci andasse lui (il rif. era al vescovo)” e poi una sequela di considerazioni inconcepibili in un’assise di cattolici ex-Dc».
Lo scontro piu’ pericoloso per la sopravvivenza del PDL e’ quello tra Scajola-La Russa:
«Cio’ che accomuna lo scontro Scajola-La Russa (per inciso, uno dimessosi, come lui, in un altro paese avrebbe carriera finita, qui dopo qualche mese di purgatorio si puo’ ricominciare come se niente fosse) e quello da me raccontato, e’ un’incompatibilita’ di fondo tra le due anime del Pdl, la cattolica e l’ex-An, che Fini ha del resto compreso a tempo, andandosene (o essendo cacciato, la cosa non e’ poi cosi’ importante ai fini di questa analisi)».
Ieri La Repubblica in un’intervista dal titolo “Ora buttiamo via il Pdl e riunifichiamoci con l’Udc” Claudio Scajola ribadisce il suo pensiero tante volte espresso e che in sostanza si riassume in una formula “rifare la DC”. Con chi? Ma con lo spezzone di democristiani presente in parlamento, e cioe’ con l’Udc. Commentando poi il ruolo assegnato di responsabile del PDL ad Alfano il parlamentare ha aggiunto: “È evidente che Alfano ora debba lavorare al vero partito dei moderati. Una casa che riunisca tutti quelli che in questi anni si sono allontanati e che punti all’unità con chi oggi siede sui nostri stessi banchi al parlamento europeo”.
Ma la realta’ e’ ben diversa. In Sicilia e nel Sud gli ex-Dc/ex-Pdl con Gianfranco Miccichè fondano Forza del Sud. Dichiara Miccichè «Fedele a Berlusconi ma non sono un yesman» e quanto a La Russa il giudizio e’: «violento e fascista».
A marzo di quest’anno si e’ realizzata una federazione delle leghe del Sud, quella siciliana di Micciche’, piu “Io Sud” di Adriana Poli Bertone e “Noi Sud” di Enzo Scotti e Arturo Iannaccone, il tutto negli uffici di Berlusconi e con la sua benedizione.
Non e’ chiaro se Alfano punti a riassorbire le nascenti leghe del Sud. Una vera strategia del Pdl in realta’ non esiste. Il collante e’ Berlusconi. Basta ascoltare Scajola nell’intervista a Repubblica; alla domanda “Molti, a partire dai giornali d’area, segnalano che con la nomina di Alfano è davvero iniziato il dopo-Berlusconi. È così?”, risponde “Nell’ufficio di presidenza che abbiamo avuto ho colto il rispetto e anche l’affetto che Berlusconi suscita in tutti noi. Certo, sono passati molti anni dalla sua discesa in campo e l’effetto novità non c’è più. Ma dobbiamo costruire il partito dei moderati e solo Berlusconi ci può riuscire. Poi si vedrà“. E a proposito di Alfano: “Angelino lo conosco da molto tempo, era ancora un ragazzino la prima volta che me lo presentarono. Sarebbe in grado, per il suo equilibrio e per la sua moderazione, di essere un ottimo candidato. Ma è prematuro parlarne, è già molto difficile il compito che gli è stato affidato”.
Avanti tutta dunque verso la DC. Ma sara’ dura.
Il risultato degli anni del berlusconismo, volendo trarne un primo bilancio, e’ devastante. Non lascera’ nulla, niente a che vedere con un De Gaulle che riformo’ il sistema francese, o altri leader incisivi. E’ stato una specie di mastice di componenti politiche diverse, e’ stato anche il mezzo di molte forze che non avevano la possibilita’ di realizzare i loro fini autonomamente. Tra queste certamente forze cattoliche e clericali, ma anche lo stesso PD. Il risultato e’ stato non una costruzione solida dal punto di vista istituzionale ma addirittura la disintegrazione progressiva di ogni senso di appartenenza collettivo. Cioe’ a dire liberta’ intesa come “liberta’ da” e non “nello stato”, un anarchismo di fondo che lascia l’Italia in balia dei potentati stranieri (a cominciare dalla Francia di cui siamo succubi e preda) e dei clericalismi particolaristici e anti-unitari (vedasi l’appoggio berlusconiano, proprio nel 150° a certi libri filo-papalini). Un’opera di disgregazione (innanzitutto dello stato di diritto) che deve essere ancora completata (le ultime elezioni mostrano che incomincia ad esserci coscienza tra di quello che sta succedendo, non a caso a vincere sono stati soprattutto i candidati bandiera non PD e PDL, senza che peraltro ci sia dietro un disegno alternativo). Per questo Berlusconi ha ancora molte chanches da giocare.


Oggi su Repubblica:
L’idea di Scajola non piace a Fli e Udc. Che dicono no alla proposta lanciata oggi, nell’intervista a Repubblica, per ricomporre il centrodestra in una casa comune che inglobi, oltre al Pdl, anche Unione di centro e Futuristi. L’ipotesi prospettata da Scajola ha fatto molto discutere dentro e fuori il Pdl, ma la palma d’oro per la battuta più caustica se la aggiudica Enzo Carra (Udc), che spiega nel suo blog: “Scajola invita il Pdl a lavorare per ‘una casa che riunisca tutti quelli che in questi anni si sono allontanati e che punti all’unità con chi oggi siede sui nostri stessi banchi al Parlamento europeo’. Un buon proposito, onorevole Scajola. A patto di sapere però chi pagherà la casa. Perchè noi dell’Udc in case pagate da ignoti non vogliamo abitarci”.
Un “no” altrettanto tondo dal finiano Fabio Granata, mentre la “colomba” di Fli, Adolfo Urso, mostra di apprezzare il progetto. E dunque ancora una volta ‘falchi’ e ‘colombe finiane si spaccano.
http://www.repubblica.it/politica/2011/06/04/news/scajola_reazioni-17209724/